Georgia Oakley
Ci
voleva del coraggio nello sfidare la bellissima versione diretta da
Ang Lee del 1995, con Emma Thompson (anche sceneggiatrice) e Kate
Winslet; ma Georgia Oakley col suo nuovo Ragione e sentimento,
sceneggiato da Diana Reid, ci offre una prova di tutto rispetto.
Com’è noto, il romanzo di Jane Austen s’impernia sul rapporto
fra Elinor, tutta buonsenso, e Marianne, tutta sensibilità (questo
binomio tradurrebbe meglio il titolo rispetto al “ragione e
sentimento” tradizionale), entrambe alle prese con due amori
difficili fra attese, speranze, esaltazioni e brucianti delusioni;
dove è sempre centrale (Jane Austen ne è sommamente consapevole),
più che il ruolo sociale, quello freddamente economico.
Con
belle interpretazioni rispettivamente di Daisy Edgar-Jones ed Esmé
Creed-Miles, il film ricrea con sicurezza questa vicenda, in cui
ciascuna delle due sorelle assumerà qualcosa dell’altra. Marianne,
più aperta, lo dice apertamente; Elinor lo lascia intendere – ma
la sua corsa sfrenata nel finale vale quanto un lungo discorso.
La
regia di Georgia Oakley è efficace (bello come nella scena
dell’addio fra le lacrime alla loro casa, all’inizio, nella
soggettiva in allontanamento dalla carrozza a un certo punto entrino nel quadro i due pilastri d'entrata: come un segno definitivo). Un realismo privo però di
grezzo naturalismo mette in scena i riti sociali con la loro varietà:
vedi il ballo amabilmente “scomposto” della buona società di
campagna, in contrasto con quello algido che vedremo poi a Londra (in
questo il film può ricordare la bella versione “terrena” di
Orgoglio e pregiudizio realizzata nel 2005 da Joe Wright). Attenta al
particolare, Oakley offre una bellissima fisicità delle cose nel
film: una consapevolezza sensoriale che ci fa “toccare” con lo
sguardo le pellicce degli animali vivi o morti (i cani, la
cacciagione), l’erba e gli alberi che Marianne ama, le more colte
dalla sorella minore Margaret, i vestiti non glamorous della vita
quotidiana, come quel giubbino blu di Elinor. Nell’episodio sotto
la pioggia Oakley spinge la passione di Marianne a toni che, più che
austeniani, si avvicinano a Cime tempestose, ma entrano benissimo nel
quadro. Ma altrettanto bene il film esprime la dolorosa onestà che
governa l’amore di Elinor. Il suo colloquio con Edward alla
National Gallery emoziona davvero.
