Georges Méliès
Parlando
di Odissea…
Non è
una scoperta; sono grato
a tutte quelle persone, più colte di
me, che
l’hanno segnalato sul web; ma vorrei avvertire i
miei amici che si può vedere
su YouTube il fantastico film di Méliès “L’Île
de Calypso ou Ulysse et le géant Polyphème”, del 1905, che
dovrebbe essere la prima versione dell’“Odissea”.
Attenti a scegliere la
copia completa, di
3 minuti e 38” (densissimi).
Il
protagonista è Georges Méliès, che quindi è il primo Ulisse della
storia del cinema.
Ulisse
arriva davanti a una caverna
buia sulla spiaggia e
là si addormenta.
Dalla grotta escono suonatrici che danzano e poi Calipso, che le
manda via e sveglia Ulisse, il quale è subito conquistato. Ma
subito
Calipso,
contro il nero della grotta, svanisce
(non
la tipica sparizione alla Méliès:
un
po’ più lentamente del solito). Poi dalla grotta esce una mano
gigantesca, rapace, che fruga alla cieca. Questo trucco fotografico è
una
magnifica realizzazione, ma anche una sorpresa, visto il tono
idilliaco precedente. Gli spettatori dell’epoca avranno fatto un
salto sulla sedia.
La
mano si ritira e appare la testa di Polifemo. Gesto di orrore di
Ulisse, che poi prende la lancia e la pianta nell’occhio (il sangue
che cade sul viso ricorda il volto della Luna col razzo nell’occhio
nel “Voyage dans la Lune” del 1902). Il ciclope si ritrae
sofferente nella caverna. Dalla grotta esce di corsa Calipso che
prende Ulisse per un angolo del suo mantello bianco e cerca di
tirarlo dentro, ma Ulisse si svincola e fugge. Calipso ritorna
indietro piangendo, consolata dalle altre donne.
Il
breve film unisce
abilmente l’episodio di Calipso e quello di Polifemo del
poema.
Ma ci chiediamo: la
fuga
di Ulisse (corrispondente nel poema alla partenza dall’isola
della dea) è solo un virtuoso resistere alla tentazione, nella linea
classica di “Ercole al bivio”… o è una fuga dal pericolo?
Questo spazio nero della caverna, nel quale coesistono Calipso e
Polifemo, è nella sua ambiguità un antenato di tutti i luoghi
horror del cinema.
