Pierre Coffin & Brian Lynch
Come
si fa a parlare di Minions &
Monsters? È
un film talmente costruito sullo sviluppo a sorpresa che descriverlo
rischia di tradursi in
uno spoiler detestabile. Mi limito a dire che il
film di Pierre Coffin e Brian Lynch è
un autentico
godimento. Certo, Toy Story 5 (il suo attuale concorrente nel campo
dell’animazione) è più profondo e poetico; ma Minions
& Monsters brilla per intelligenza e humour.
Senza
rovinare il divertimento, posso
riferire l’inizio. Appare
il logo Universal – e torna indietro nel tempo, trasformandosi in
tutti i suoi precedenti (io
sono particolarmente affezionato all’aeroplanino degli anni ‘20):
è la dichiarazione d’intenti del film: una cavalcata nella storia
del cinema. Infatti subito dopo vediamo il
suo illustre
cominciamento: Muybridge,
Lumière, Méliès, tutti con l’inserimento dei Minions (per
esempio, comprensibilmente festosi nell’Uscita dalle officine
Lumière a Lione: la giornata di lavoro è terminata!).
Dopo
questa introduzione parte il racconto vero e proprio, che ci
introduce anche alla protostoria dei Minions sempre alla ricerca di
un Cattivissimo da servire. Il plot ci porta alla Hollywood del tardo
muto e del passaggio al sonoro, ed è una vera enciclopedia, un
Trivial Pursuit, di citazioni filmiche – come non menzionare con
reverenza la più bella di tutte: l’inizio di Quarto potere –
“minionizzate”.
Citazioni
non solo filmiche, visto che
si stende sul film l’ombra di H.P. Lovecraft. E infatti fra
le figure che emergono in primo piano – va elogiato, per una volta,
il doppiaggio italiano – quella
più memorabile
non è un Minion: è il mostrino-Ctulhu Goomi.
