Steven Spielberg
C’è
un’immagine che si può considerare “fondativa” nel cinema di
Steven Spielberg: le luci bianche sparate contro l’obiettivo sono
il suo marchio visivo, dagli esordi fino a Disclosure Day. Queste
luci in primo luogo sono un riferimento al cinema stesso (e
finalmente nel tardo capolavoro The Fabelmans quella luce coincide
con la sua fonte: il proiettore). Spielberg
non omette
mai di
ricordarci che quello che vediamo sullo schermo è cinema nel suo
farsi. Infatti, via
via lungo
lo svolgimento di Disclosure
Day vediamo i
“buoni”, clandestini,
capitanati da Hugo (Colman Domingo), costruire una finta casetta in
un enorme locale (il motivo sarà rivelato nell’ultima parte). È
lampante l’allusione alla costruzione di una scenografia in un
teatro di posa: questo è il tocco più esplicitamente
metacinematografico del film.
In
Incontri ravvicinati del terzo tipo e in E.T. - L’extra-terrestre
il contatto o rapporto con gli alieni implicava il superamento di
barriere poste dal governo. Con Disclosure Day Spielberg esplora
questa seconda faccia della medaglia: il film è un corollario
pessimistico di Incontri ravvicinati, basato sulla teoria del
complotto. Una potentissima organizzazione segreta, la Wardex,
ammanicata con il Deep State americano, opera da sempre per
nascondere tutte le prove di contatto con gli alieni – dagli
avvistamenti alla detenzione di alieni vivi (e sì, c’entra anche
Roswell) – nel contempo sfruttando alcuni brandelli della loro
tecnologia.
Nella
sceneggiatura invero faticosa di David Koepp, la ribellione di alcuni
membri della Wardex – in un mondo dove sta per scoppiare la terza
guerra mondiale – si incrocia con l’avventura di due persone in
fuga: Daniel (Josh O’Connor) e Margaret (Emily Blunt), che si
scopre dotata di poteri telepatici di origine extraterrestre; i due
devono risalire a un’esperienza rimossa di quand’erano bambini
affinché Margaret possa assurgere al ruolo destinato, che è quello
della Prescelta. Sono addentellati religiosi presenti in tutto il
cinema di Steven Spielberg. Prescelto, eletto, profeta era Richard
Dreyfuss in Incontri ravvicinati. L'archetipo di Mosè presente in Spielberg
proviene, senza contraddizione, tanto dalla formazione di
Spielberg sul Vecchio Testamento quanto dal suo amore per Cecil B.
DeMille.
Anche
se per Daniel e Margaret non si può ridurre al semplice vedere,
tutto l’impianto della loro esperienza – compresa l’annotazione
che gli alieni si presentano a noi sotto forma di animali per non
spaventarci – richiama quello che è il cardine simbolico/narrativo
del cinema di Spielberg: la potenza e l’insostenibile peso della
visione. In Spielberg la visione può distruggere (I predatori
dell’arca perduta) o segnare per sempre (Schindler’s List) o
viceversa produrre una dolorosa esaltazione, analoga alla sensazione
romantica del sublime (L’impero del sole).
In
questo sviluppo troviamo peraltro anche un altro tema base di
Spielberg, la centralità del bambino/adolescente, il cui sguardo è
innocente. Daniel e Margaret, essendo “irrisolti” dopo il trauma
infantile, sono assimilabili ai tanti adulti-bambini non cresciuti
del suo cinema. Val la pena di ricordare che Spielberg ha diretto
anche un film (purtroppo brutto) sul mito di Peter Pan.
A
parte i riferimenti ovvii a Incontri ravvicinati (rovesciato) e a
E.T., Disclosure Day è una vera antologia di temi spielberghiani,
quasi a comporre un film-celebrazione della sua lunga attività.
L’aspetto cospiratorio ci riporta
alle atmosfere più cupe del cinema spielberghiano, dalle nebbiose
incertezze de Il ponte delle spie alla distopia futuribile di
Minority Report. C’è un
chiaro ricordo
di Walt Disney (che di Spielberg è sempre stato un nume ispiratore)
nella
marcia sulla neve dei due bambini e di un gruppo di animali, in una
notte fantastica, verso la
casa “fatata”. La
scena molto mossa dell’auto contro il treno – che
col suo estremismo in
qualche modo pare
legare poco col resto – ci riporta
all’aspetto più avventuroso e
dinamico del regista,
da Duel ai film di Indiana Jones. Non manca neppure un aspetto di
“possessione” per via telepatica che ci fa ripensare al cinema
“esorcistico” del
diavolo – e Spielberg si
era
cimentato in questo campo con
una delle sue primissime
opere, il film per la tv Something Evil.
È
un peccato dover annotare che su questo film-celebrazione pesa
grandemente il carattere pesante e farraginoso della sceneggiatura di
David Koepp, una sceneggiatura dispersiva – il che impedisce di
rendere umanamente credibili vari personaggi – e caratterizzata da
dialoghi improbabili. Per esempio le preoccupazioni religiose della
fidanzata di Daniel, Eve (Jane Blankenship), che è una ex novizia, rispetto
alla presenza degli extraterrestri nel quadro della Creazione sono in
sé legittime ma il modo in cui la sceneggiatura gliele fa esprimere
(considerato che è una donna intelligente, non come il fidanzato
cretino di Margaret) si può considerare solo imbarazzante. Quanto al
fidanzato di Margaret (Wyatt Russell), dipingerlo come un imbecille
totale può avere la sua utilità nella diegesi (il tradimento
benintenzionato) ma, di nuovo, la grossolanità con cui è delineato
scade nella ridicolaggine.
Ancora:
il modo in cui il gelido capo della Wardex Scanlon (Colin Firth)
d’improvviso crolla psicologicamente, fino ad accettare la fine di
tutto, avrebbe un senso sulla carta (i suoi ricordi fatti riemergere)
se la velocità con cui ciò accade nel finale non lo rendesse
implausibile (è il tipico caso di “funzionale allo svolgimento”).
Ancor peggio, quando il cattivissimo vice di Scanlon, alla fine, se
ne va via con la coda fra le gambe, laddove tutti gli spettatori si
aspettavano che mettesse mano alla pistola, è un anticlimax – per
fortuna subito dopo inghiottito psicologicamente da un grande e
riuscito movimento visuale: tutto il mondo guarda la rivelazione
televisiva della verità sui cellulari (e questa disclosure evita la
guerra atomica, ribadendo quel valore salvifico degli alieni cui
Spielberg è spiritualmente legato).
Un
film di Spielberg comunque è sempre un avvenimento, è sempre
qualcosa che rimane nella memoria. Anche se, come in questo caso, si
tratta di uno Spielberg minore.

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