Michal Kwiecinski
Il
titolo originale di Chopin - Notturno a Parigi di Michal Kwiecinski
(Polonia 2025) è Chopin, Chopin!, con riferimento alle acclamazioni
ricevute dal grande polacco, divenuto un figlio prediletto della
Parigi dell’epoca di Luigi Filippo. Chopin vive di concerti
pubblici di grande successo e lezioni private di piano; ma è minato
dalla tisi.
Altri
film hanno mostrato di Chopin il lato romantico: il genio della
musica condannato dalla tubercolosi a una morte precoce e perso
nell’amore infelice con George Sand. Chopin - Notturno a Parigi ci
dà uno Chopin più terrestre, con scelta positiva, pur restando
nell’ambito del dramma biografico di tipo televisivo. Interpretato
dall’espressivo Eryk Kulm, Chopin vive allegramente, veste bene, fa
festa con gli amici, spende a palate; certamente, sa godersi la vita,
prima che emerga la malattia (e la rivoluzione). La complessa vita di
Chopin è inevitabilmente riassunta e tagliuzzata; in particolare,
nella parte finale l’importante figura di Jane Stirling è mutilata
a tal punto da far sospettare che ci sia una parte di girato tagliata
e messa via per un’eventuale edizione estesa. Bello comunque il
tocco metanarrativo finale.
Alcuni
tratti d’epoca sono accurati e colpiscono (bello, per esempio, il
gruppo di donne che pregano davanti alla chiesa durante il colera in
una Parigi deserta). Altri sono eccessivamente semplificati: vedi la
prima di due scene di dialogo con Luigi Filippo (Lambert Wilson):
quando il re va a congratularsi con lui fra la folla, sembra un party
di oggi, con una bella che li interrompe per baciare Chopin sulla
guancia e una ragazza che praticamente fa al re che si allontana, al posto di un inchino, un
cenno col capo.
Quel
che si fa ricordare di più (anche se non è questo l’intento del
film) è la cupa descrizione della malattia di Chopin, con i suoi
particolari naturalistici (il sangue raggrumato sul mento, le gambe
orribilmente gonfie con sopra le sanguisughe). Peccato per un uso
incerto e quindi piuttosto infelice delle allucinazioni (i maiali
neri).
La
parte più discutibile è quella dell’amore con la scrittrice
George Sand: dopo un primo momento di sensualità, il film trasforma
questa figura capitale in una pittima che si scoccia quando Chopin
invita a tavola il geniale allievo Carl Filtsch (anche lui destinato
a morire di tubercolosi a 15 anni) e che protesta sempre. “Le cose
che contano per te sono la tua malattia e la musica” (vorremmo
vedere che no). La colpa non è della brava Joséphine de La Baume ma
dei dialoghi banali che finiscono nel Kitsch – ma non il Kitsch
eroico del fascinoso L’eterna armonia, 1945, di Charles Vidor (dove
Cornel Wilde è Chopin e Merle Oberon, con fantastici costumi, è
George Sand), bensì un Kitsch terra terra da film tv.

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