venerdì 27 febbraio 2026

Chopin - Notturno a Parigi

Michal Kwiecinski

Il titolo originale di Chopin - Notturno a Parigi di Michal Kwiecinski (Polonia 2025) è Chopin, Chopin!, con riferimento alle acclamazioni ricevute dal grande polacco, divenuto un figlio prediletto della Parigi dell’epoca di Luigi Filippo. Chopin vive di concerti pubblici di grande successo e lezioni private di piano; ma è minato dalla tisi.
Altri film hanno mostrato di Chopin il lato romantico: il genio della musica condannato dalla tubercolosi a una morte precoce e perso nell’amore infelice con George Sand. Chopin - Notturno a Parigi ci dà uno Chopin più terrestre, con scelta positiva, pur restando nell’ambito del dramma biografico di tipo televisivo. Interpretato dall’espressivo Eryk Kulm, Chopin vive allegramente, veste bene, fa festa con gli amici, spende a palate; certamente, sa godersi la vita, prima che emerga la malattia (e la rivoluzione). La complessa vita di Chopin è inevitabilmente riassunta e tagliuzzata; in particolare, nella parte finale l’importante figura di Jane Stirling è mutilata a tal punto da far sospettare che ci sia una parte di girato tagliata e messa via per un’eventuale edizione estesa. Bello comunque il tocco metanarrativo finale.
Alcuni tratti d’epoca sono accurati e colpiscono (bello, per esempio, il gruppo di donne che pregano davanti alla chiesa durante il colera in una Parigi deserta). Altri sono eccessivamente semplificati: vedi la prima di due scene di dialogo con Luigi Filippo (Lambert Wilson): quando il re va a congratularsi con lui fra la folla, sembra un party di oggi, con una bella che li interrompe per baciare Chopin sulla guancia e una ragazza che praticamente fa al re che si allontana, al posto di un inchino, un cenno col capo.
Quel che si fa ricordare di più (anche se non è questo l’intento del film) è la cupa descrizione della malattia di Chopin, con i suoi particolari naturalistici (il sangue raggrumato sul mento, le gambe orribilmente gonfie con sopra le sanguisughe). Peccato per un uso incerto e quindi piuttosto infelice delle allucinazioni (i maiali neri).
La parte più discutibile è quella dell’amore con la scrittrice George Sand: dopo un primo momento di sensualità, il film trasforma questa figura capitale in una pittima che si scoccia quando Chopin invita a tavola il geniale allievo Carl Filtsch (anche lui destinato a morire di tubercolosi a 15 anni) e che protesta sempre. “Le cose che contano per te sono la tua malattia e la musica” (vorremmo vedere che no). La colpa non è della brava Joséphine de La Baume ma dei dialoghi banali che finiscono nel Kitsch – ma non il Kitsch eroico del fascinoso L’eterna armonia, 1945, di Charles Vidor (dove Cornel Wilde è Chopin e Merle Oberon, con fantastici costumi, è George Sand), bensì un Kitsch terra terra da film tv.

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