Nick Park e Steve Box
Dopo “Galline in fuga”, Nick Park e i suoi amici della casa di produzione Aardman volevano assolutamente portare Wallace & Gromit nella dimensione del lungometraggio, e dopo anni di lavorazione ecco, firmato Nick Park e Steve Box, il delizioso “Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro”.
Il duo di pupazzi di plastilina mossi a passo uno è già famoso per i suoi bellissimi cortometraggi (“A Grand Day Out”, “The Wrong Trousers”, “A Close Shave”). Wallace, scienziato dilettante, calvo, stupidotto, dentuto (i dentoni sono un marchio di fabbrica dei pupazzi di Park) e Gromit, il suo cane/aiutante/deus ex machina, portatore di una muta rassegnazione che si esprime solo in sguardi e alzate di sopracciglia degni di Oliver Hardy, compongono una felicissima coppia comica dalle buffe connotazioni coniugali - alla Laurel & Hardy appunto. Troviamo nei loro film un gioco fisionomico che crea un autentico rapporto psicologico con la macchina da presa. Questo non viene ottenuto con particolari deformazioni, non c’è neppure la recitazione “a tutta faccia” dei pupazzi di Tim Burton, bensì una tendenza a concentrare il movimento espressivo nella zona degli occhi (queste palline vitree) e delle sopracciglia.
Il mondo di Wallace & Gromit è un ironico richiamo anacronistico a un’Inghilterra piccola piccola, da vignetta, degli anni ’50, quella delle case con le scale strette, dei tappeti polverosi, dell’aspidistra, del tè nel salottino. Il presente film si popola di figure wodehousiane: i bifolchi pazzi per i loro ortaggi da competizione, Lady Tottington, dentona e capelluta, e quell’eccezionale vicario che provvede alcuni dei momenti più divertenti del film.
Lo humour britannico dei film di Park si basa su un gusto raffinato del particolare (il vicario legge “Pro Nun Wrestling”, una rivista di suore wrestler!) ma anche su un perfetto “timing” comico. E’ frequente un lento “caricarsi” di un’azione-gag, improvvisamente rilasciato. Ne è esempio supremo la gag del freno a mano del razzo in “A Grand Day Out”, ma qui va menzionata la perfezione comica della piccola gag dell’airbag.
Nel film Wallace & Gromit gestiscono l’impresa di disinfestazione Anti-pesto, che protegge dai conigli selvatici, senza ucciderli, gli orti degli abitanti di Tottington. Stufo di accollarsi il mantenimento dei conigli catturati, Wallace inventa un macchinario frankensteiniano per fare loro il lavaggio del cervello e fargli odiare i vegetali. Ovviamente l’esperimento contronatura va a rotoli, e crea un coniglio mannaro - non dirò chi, lo chiamerò X, perché in ogni buon horror bisogna rispettare la sorpresa.
Siamo in area horror infatti, con richiami espliciti alla tradizione filmica, dalla Universal a John Landis. Un horror che si muove sul filo di una parodia accurata e affezionata, come “Frankenstein Junior” di Mel Brooks, ma a differenza di quello non giocata su un’alterazione di tono ma su un sistema di trasposizioni - lupo/coniglio, carne viva/verdura - che raggiunge un punto estremo e geniale quando in camera di X si scopre l’ammasso di verdure semidivorate, prova della sua - come dire? - conigliantropia: richiamano proprio i macabri monumenti di carne devastata del cinema licantropico ufficiale.
Per la sua concezione mossa e coreografica Park si direbbe un nipote di Busby Berkeley.
L’elemento di velocità del ritmo che lo caratterizza si trova spesso in questo film, massimamente nello scatenato inseguimento aereo fra Gromit e il maligno cane nemico (ombra di Snoopy e del Barone Rosso: l’aereo del nemico porta i simboli tedeschi). Altre volte, va detto, il ritmo non mantiene quella costanza e quella generosità propria dei cortometraggi della coppia, i quali possiedono un elemento “ballettistico” di cui il segreto è la concentrazione. Difficile mantenerla sulla dimensione del cortometraggio, e il presente film fa evidentemente fatica. Nondimeno, è gustosissimo; e i cali di ritmo sono compensati dall’arguzia dell’insieme, oltre che prontamente recuperati.
(Il Nuovo FVG)
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