Pappi Corsicato
In un flashback iniziale dello splendido "I buchi neri" di Pappi Corsicato una sposa al banchetto di nozze solleva il velo rivelando, con impatto quasi bunueliano, che non ha gli occhi. Quest'immagine introduce il tema della mancanza, centrale nel film: la mancanza di passione e sentimenti di cui soffrono in partenza i protagonisti, Adamo e la prostituta Angela, rispecchiata semiparodisticamente nelle mancanze oggettive (chi la voce, chi le mani, chi la giovinezza) di cui soffrono le prostitute amiche di Angela che sono, insieme al centauro (in Vespa) Chirone, il coro più che laconico del film. Muore la madre e Adamo, gay platinato, ritorna al paese abbandonando un amante, e vi incontra Angela (una sublime Iaia Forte), solare prostituta mediterranea.
E' quello di Corsicato un cinema carnale e fisico: la presenza materiale del sesso, i corpi, i pubi, le ascelle non depilate, il sudore; guardate la bollente felicità degli sguardi, omosessuali ed etero, che si incrociano e si toccano; sguardo innamorato, sguardo desiderante, sguardo consapevole, sguardo perduto; e l'atto erotico del guardare nel rapporto a tre (punteggiato di un triplo gemito) fra Angela, i suoi clienti e Adamo, che, impotente solo con lei, gode solo masturbandosi mentre spia i suoi accoppiamenti.
"Quando muore una stella si forma un buco nero. Se provaste ad entrare in un buco nero ritornereste a uno stato di purezza assoluta, da materia a energia, come ai primordi della vita".
Il cielo stellato (visibilmente finto) è un Leitmotiv visuale del film, come lo è il contorno rotondo, anche nelle sue incarnazioni bizzarramente imparentate dell'Uovo e del Disco Volante (non senza citazioni di film di serie Z come "Kronos"). Sarà proprio un mega-uovo galattico ad annunciare ad Angela la salvazione per il fatto di essersi innamorata; laddove Adamo si perde; il film lo fa uscire di scena, con disprezzo dantesco, per voce d'un messaggero. Adamo (nome che ironicamente allude al primo uomo; a Corsicato il significato simbolico dei nomi interessa, come mostra anche una certa ridondanza di spiegazioni) è rimasto mancante di sentimenti e in fondo di volontà, figura dell'indifferenza, in questo suo "essere agito" dagli amanti che non riesce ad amare.
Invece la rinascita spirituale di Angela - che comporta, acquisizione non indifferente, la sparizione della sua fobia per le galline - è replicata ed esaltata in una buffa raffica di miracoli (mani che rispuntano, favella che torna, una pirotecnica esplosione di sangue mestruale che riporta la giovinezza) nel suo piccolo clan di prostitute.
Come già faceva intuire il notevole "Libera", Corsicato traduce le suggestioni almodovariane in una dimensione autoriale propria. Delirante, eccessivo, genialmente kitsch, comico e commosso, "I buchi neri" è un film che esplode sullo schermo in caldo piacere del racconto; film così vivo che anche barocchismi estremi come il sogno sott'acqua o il fumo che esce dalle cosce di Angela furibonda (una scena già famosa) vi godono pieno diritto di cittadinanza. Ci sono in 5 minuti del napoletano Corsicato più vivezza, più intelligenza filmica, più forza espressiva, più passione e più humour che in un'intera annata del miserabile e vivacchiante cinema italiano/romano.
E così anche a noi (non solo per Corsicato ma per tutta la sorprendente "nouvelle vague" napoletana) è lecito gridare "Miracolo!" insieme al coro delle battone alla fine del film.
Il Friuli
sabato 5 gennaio 2008
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