sabato 5 gennaio 2008

Il mistero di Sleepy Hollow

Tim Burton

Il silenzioso, sognante, malinconico Tim Burton non ci dà che capolavori. Con “Il mistero di Sleepy Hollow” (scritto da Andrew Kevin Walker) riprende uno dei testi fondanti del fantastico americano, il racconto di Washington Irving sull’apparizione del cavaliere senza testa, e lo trasforma in una fascinosa fiaba nera. Nel cinema di Tim Burton il corpo è una struttura smontabile e componibile (in questo credo sia da vedere l’influsso, più che dei film horror, del suo amore per i giocattoli): così è solo logico che il cavaliere decapitato continui a tagliare teste da portarsi via finché non ritrova la propria.
A investigare sui delitti arriva dalla New York del 1799 Ichabod Crane (Johnny Depp): un razionalista, pioniere dell’anatomopatologia (i suoi folli e buffi strumenti scientifici sono i più strani visti al cinema dal tempo degli “apparecchi ginecologici per mutanti” di “Inseparabili” di Cronenberg), positivista ante litteram. Questo giovane che si aspetta un comune serial killer incontrerà spettri, streghe e incantesimi - “Non sarei dovuto venire in questo luogo dove la mia mente razionale è stata confrontata dal mondo dello spirito” - delirio e magia. Guardate la bellezza grafica della fotografia di Emmanuel Lubetzki, coi suoi colori tenui, come ingrigiti, guardate la semi-astrazione dell’inquadratura della carrozza controluce. Ichabod è finito nell’illustrazione di un libro di narrativa infantile: uno degli elementi costitutivi dell’immaginario di Tim Burton. Nel primo incontro coi maggiorenti del paese, volti e corpi hanno un’apparenza come di disegno; le loro dimensioni fisiche rispetto a Johnny Depp sono bizzarramente incongrue.
Malvisto nel paese, padrone della scienza e comicamente terrorizzato dal fantasma, Ichabod Crane è un’altra delle esili creature elfiche di Tim Burton: creature fragili, potenti e isolate. Né è diversa la “strega buona” Kathrina (Christina Ricci) che lo ama. Ma anche il cavaliere senza testa appartiene al catalogo delle creature solitarie di Burton. Così il film (come “Batman - Il ritorno”) si struttura su un’opposizione di simili; e il “doppio” Ichabod/spettro a sua volta si replica nel “doppio” Kathrina/matrigna (Miranda Richardson).
In questo film divertente e terrorizzante, visionario e poetico trionfa una delle ossessioni di Tim Burton: la paura e la fascinazione dei cadaveri (“Frankenweenie”, “Beetlejuice”, “Nightmare Before Christmas”). Peraltro vi ritroviamo tutti i temi ricorrenti nell’opera del regista. Il rovesciamento spazio/dimensionale esaltato in “Beetlejuice” qui si concretizza nell’Albero dei Morti (“un passaggio fra due mondi”, dice Ichabod) da cui sprizza fuori il cavaliere fantasma. Il tema del distacco dei genitori torna nei flashback di Ichabod che assiste alla loro tragedia come da fuori, in una sorta di sospensione onirica. C’è il classico riuso dell’immaginario adolescenziale/autobiografico burtoniano. Riappaiono i giocattoli (cfr. “Pee-wee’s Big Adventure”) che qui, lavorando sull’illusione ottica e la proiezione, alludono significativamente al (pre)cinema. E in primo luogo, naturalmente, in “Sleepy Hollow” Burton rende omaggio agli amati film del terrore. Ecco il mulino di “Frankenstein” (e del suo “Frankenweenie”), le gemelle di “Shining”, la battaglia in controluce del “Bram Stoker’s Dracula” di Coppola (che qui è produttore) - ma soprattutto la Hammer Films. Il cavaliere (interpretato quand’è integro da un magnifico, spettrale Christopher Walken) ha il mantello di Dracula, e dei “Dracula” (ma non solo) della Hammer Burton cita esplicitamente movimenti e inquadrature, oltre che render loro omaggio con la presenza di Christopher Lee e Michael Gough.
“Sleepy Hollow” non è un horror, è una fiaba (basterebbe a mostrarlo la figura della matrigna), ma il suo fiabesco è quello cupo e primitivo che sta all’origine dell’horror, come i fratelli Grimm. Non è forse Tim Burton un Grimm del nostro tempo?

(Il Nuovo FVG)

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