martedì 8 gennaio 2008

Jason X

Jim Isaac

È sempre bello al cinema rivedere un vecchio amico, e Jason Vorhees - il mostro/zombi/serial killer con la maschera da hockey sul volto decomposto che si aggira col machete ammazzando chiunque si faccia vedere a Crystal Lake - è un vecchio amico davvero: pensate che risale al 1980 il primo episodio della sua serie cinematografica, “Venerdì 13” (per la verità Jason non vi compariva come protagonista fin dal primo episodio). Da allora, Jason ha rappresentato la vera icona del cinema “slasher”, insieme a Leatherface di “Non aprire quella porta” con la sua motosega e Freddy Krueger della serie “Nightmare” col suo artiglio di rasoi.
Ma fra questi gentiluomini è stato Jason quello che maggiormente ha incarnato lo slasher allo stato puro, elementare, diciamo pure bruto: praticamente nessuna trama, se non per tirare Jason fuori dalla tomba all’inizio del film e rimettercelo alla fine: solo una serie di ammazzamenti i più spettacolari possibile (il mio preferito è quello dei due amanti impalati con una sbarra di ferro mentre fanno sesso, nell’episodio 2, ma naturalmente ogni scelta è opinabile). Il senso di questi film sta tutto nell’essere, come si dice, “graphic” e “gruesome”: mostrare in modo esplicito e far rabbrividire (questa subordinazione della trama a una serie di climax visuali ha interessanti punti di contatto con la pornografia).
Problema: quanti modi diversi ci sono di uccidere il prossimo a mani nude o all’arma bianca (il morto Jason non ha cervello sufficiente per le armi da fuoco) intorno a Crystal Lake? Forse non inesauribili; dopo anni ed anni, il ciclo di Jason mostrava la corda; la formula - già ripetitiva di suo - era divenuta trita. Nel 1993 il nono episodio pareva destinato a esser l’ultimo.
Poi, l’anno scorso, abbiamo visto il divertente “Freddy vs. Jason” del grande Ronny Yu, che ha mostrato una buona capacità di riportare sulla scena due mostri stanchi (benché con meno intelligenza e humour del suo bellissimo “The Bride of Chucky”, per non dire dei suoi vecchi film di Hong Kong). Quel che ignoravamo è che nel 2000 la New Line aveva provato a resuscitare Jason in salsa fantascientifica, con “Jason X” di Jim Isaac, che esce ora in Italia più di tre anni dopo (nessun rapporto di trama col successivo, ma da noi uscito prima, “Freddy vs. Jason”; in ogni caso la continuità è andata a rotoli).
Vediamo Jason (Kane Hodder) in mano a un gruppo di scienziati che vogliono studiare e sfruttare la sua “capacità di rigenerarsi” (grossolano spostamento sul piano fantascientifico di quella che è pura irrazionalità horror). Fugge e li massacra, ma finisce ibernato insieme all’unica superstite (Lexa Doig). Nel 2455 una spedizione sul pianeta Terra, ormai reso inabitabile dal disastro ambientale, recupera i due surgelati e se li porta via. Di lì a poco, Jason impazza e macella lungo i corridoi di un’astronave.
Come il lettore avrà capito, questo è “Alien”, con Jason al posto dell’extraterrestre; in effetti il modesto film non nasconde i suoi debiti verso l’“Alien” di Scott e l’“Aliens” di Cameron, per non dire che Jason - quando, distrutto e ricostruito, diventa una specie di cyborg - sembra un Terminator dei poveri.
Scopiazza di qua scopiazza di là, la figura più interessante resta quella dell’androide innamorata e combattente Key-em (Lisa Ryder). Ma il problema è che “Jason X” non emoziona, non fa mai paura. Un paio di uccisioni non sono malaccio, ma siamo comunque inferiori agli standard di un tempo; e la fiacca contaminazione fantascientifica lascia totalmente freddi (non è la prima volta che si prova a vivificare una saga horror con un’iniezione di fantascienza; è successo anche a “Hellraiser”).
Il film è caratterizzato da tocchi di umorismo piuttosto incerto e forzato, con non più di un paio di battute felici; non a caso la scena più spiritosa (quella di Jason ingannato con gli ologrammi) ci riporta a Crystal Lake, ed è appunto una parodia dello stile “tette & massacri” del miglior Jason anni ottanta. Jason, avresti dovuto restare là.

(Il Nuovo FVG)

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