domenica 6 gennaio 2008

Harry Potter e la pietra filosofale

Chris Columbus

Noi tutti avidi lettori di Harry Potter, quando abbiamo saputo che la versione cinematografica sarebbe stata diretta da Chris Columbus (anziché Steven Spielberg com’era stato proposto) abbiamo emesso più “sob” e “groan” di un Babbano che si pesti un dito cercando di piantare un chiodo. Perché la versione cinematografica d’un classico oscilla fra due poli: la riscrittura nel senso proprio della parola, cioè una riformulazione autonoma del testo, e l’illustrazione, più o meno sontuosa ma vicaria. In soldoni: o creativamente infedele o fedele e un po’ smorta. Ora, siccome Chris Columbus è un esecutore, accettabile (checché se ne dica “Mamma, ho perso l’aereo” non è un brutto film) ma esecutore, avevamo iscritto d’ufficio la sua operazione al secondo polo; tanto più, visto il forte controllo di J.K. Rowling. Speravamo che fosse almeno dignitosa, e nulla più.
E invece col bellissimo “Harry Potter e la pietra filosofale” Chris Columbus è riuscito a imboccare la porta stretta che sta in mezzo alle due opzioni (più difficile che segnare a Quidditch!). Ha realizzato un’opera ch’è sì rigorosamente illustrativa, una trascrizione che a parte i limiti di tempo mira per così dire al “riga per riga”... ma una rara trascrizione realmente viva, vibrante, appassionata. In questo senso potremmo paragonare Chris Columbus e il suo eccellente sceneggiatore Steve Kloves a quei grandi illustratori dell’800 che riuscivano quasi a confondersi con il testo, come Tenniel per “Alice”. Però c’è un paragone cinematografico più perspicuo, e “Harry Potter e la pietra filosofale” mi sembra ricordarlo molto: quelle “grandi opere” Metro-Goldwyn-Mayer degli anni ’30, di illustrazione rispettosa ma calda, ammirata (il “David Copperfield” di Cukor, per citare un esempio alto).
Così la magia, la favola, la bellezza, il calore, e perché no, la moralità che sono nei romanzi della Rowling si ritroveranno in quest’illustrazione filmica appassionata. E’ il film di un innamorato della saga potteriana: un atto d’amore dove lo sceneggiatore Kloves, il geniale scenografo Stuart Craig, la costumista Judianna Makovsky, il regista Columbus sembrano voler sfiorare, ammirati, la materia preesistente intervenendovi appena appena. E dove le piccole variazioni sono così rispettose, in un paio di casi così spiritose, che potrebbero uscire dalla penna di J.K. Rowling stessa. A volte in queste variazioni Chris Columbus risolve intelligentemente in modo visivo quello che il romanzo poneva per via letteraria (vedi come nel film la professoressa McGranitt scorge dalla sua finestra la bravura di Harry sulla scopa volante). Il film si sviluppa accuratamente “in crescendo”, stuzzicandoci all’inizio con la magia dell’invasione di lettere in casa Dursley (una scena reminiscente dell’hitchcockiano “Gli uccelli”) fino all’apocalisse finale della partita a scacchi viventi. Quello che ad alcuni critici è sembrato un calo di tensione nella seconda parte è in realtà un’altra cosa: si avvertono di più i tagli nel girato, il lavoro di “editing” per ridurre la primitiva versione-base, pare sulle quattro ore.
Il cast è perfettamente funzionale: ottimi gli insegnanti di Hogwarts (menzione particolare per Alan Rickman, l’ambiguo professor Piton), ottimi gli allievi: l’Harry Potter molto naturale di Daniel Radcliffe, il Ron di Rupert Grint ed Emma Watson (probabilmente la piccola attrice più dotata del trio) che è una stupenda Hermione. Bene anche il perfido compagno di studi Draco Malfoy, la cui presentazione a Harry pare occhieggiare al Dracula di Christopher Lee (il richiamo apparirà meno azzardato se pensiamo che nel film la disintegrazione finale del cattivo ricorda visibilmente proprio il “Dracula” Hammer).
E che magnifica ambientazione! Una gemma: la partita di Quidditch, lo sport dei maghi giocato su scope volanti, è qualcosa di spettacoloso. Chi scrive credeva di conoscere il Quidditch (e tiene per la Nazionale britannica) ma non ne aveva realmente compreso la bellezza finché non ha visto questo film.

(Il Nuovo FVG)

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