Pascal Thomas
Come si può mettere oggi in scena, al cinema, Agatha Christie? Perché le sue macchinose costruzioni narrative ormai rischiano di apparirci un po’ svaporate, specie nel caso di un romanzo non troppo riuscito quale “By the Pricking of My Thumbs” del 1968 (“Sento i pollici che prudono”, Mondadori). Che non ha neppure protagonisti appariscenti come Poirot o Miss Marple, bensì gli scavezzacolli invecchiati Tommy e Prudence (detta Tuppence) Beresford. Nel film francese di Pascal Thomas “Due per un delitto” (meglio il titolo originale “Mon petit doigt m’a dit...”, che mantiene pure traccia della citazione del “Macbeth”), i due sono convenientemente francesizzati; per cui Prudence perde il soprannome e Tommy diventa Bélisaire.
Attento però, amico lettore! E’ sempre educato avvertire quando una recensione contiene delle rivelazioni sulla trama, ma per un giallo è pressoché obbligatorio: il pizzicore del tuo pollice ti annunci che si avvicinano proprio simili indiscrezioni.
Dunque, come si può mettere in scena oggi Agatha Christie? Una soluzione particolarmente efficace è il registro grottesco. Questa è appunto la strada che prende il film di Thomas; ma non senza incertezze. Infatti dall’inizio, molto vecchio stile, non sembrerebbe proprio; anche il collegamento in montaggio fra la battuta “Che bella vita quieta e serena” e il dettaglio della siringa avvelenatrice è “usual fare” christiano (nel senso di Agatha). Ma quando poi arriviamo alla scena della pazzesca riunione antiterrorismo tutti con le maschere antigas - allora vediamo che il film ha preso ala. La trama “gialla” vira in un’atmosfera bizzarra e quasi fantastica; vuoi recuperando alcuni spunti del romanzo (come l’amichevole signora col cappello da strega, che Thomas rinforza allusivamente con la presenza di un caprone), vuoi inventandone di nuovi, spesso con tocchi di umorismo delirante che materializzano un mondo piuttosto inquietante nella sua follia.
Penso alla bellissima gag dell’uomo con la gamba di legno. Ma il punto più alto del film è la sequenza quasi geniale del traghetto, quando il dottore e l’infermiera espongono a Bélisaire i loro sospetti, sequenza tutta costruita su particolari comici e bislacchi: l’infermiera tenuta a testa in giù, l’impossibilità di leggere la lettera perché a entrambi gli uomini mancano gli occhiali, il farsesco scambio di lettere per errore, il coro alpino che canta a gola spiegata vicino ai personaggi, e gli scocciatori che continuano a intromettersi mentre loro parlano di cose segrete. Hitchcock ci ha mostrato quant’è difficile compiere un omicidio (“Il sipario strappato”), Pascal Thomas - fatte le debite proporzioni - ci mostra quant’è difficile discuterne.
Bisogna però aggiungere che “Due per un delitto” non si mantiene sempre allo stesso livello, né riesce a mantenere sempre lo stesso tono. Si tratta di un film stranamente oscillante e discontinuo, poco deciso (non per nulla il trailer è più bello del film). Ciò non è per eccessivo rispetto nei confronti di Agatha Christie, anche se sul piano narrativo il film mantiene il punto più debole del romanzo, l’inutile e artificiosa commistione fra un caso di assassinii di bambini in campagna e una serie di rapine in città, ed anzi lo peggiora con la pessima trovata - assente nel romanzo - dei gemelli sosia perfetti (mi rendo conto che anch’essa mira al fantastico-grottesco, ma è un’idea assai peregrina). Si tratta piuttosto di un limite di coerenza interna.
E’ un peccato, perché avrebbe potuto essere un piccolo grande film. In ogni modo, provvede comunque un piacevole spettacolo, con belle trovate di ambientazione (l’inquietante affresco dell’albergo) e con un’ottima serie di figurette, affidate a eccellenti caratteristi francesi. E con un grande momento di cinema giusto alla fine, quando Valérie Kapriski nella disperazione getta gli occhiali che la imbruttivano lungo il film e rivela improvvisamente sullo schermo la sua non scomparsa bellezza.
(Il Nuovo FVG)
lunedì 7 gennaio 2008
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