sabato 5 gennaio 2008

Fallo!

Tinto Brass

“Fallo!”, ovvio il doppio senso, era una rivista sessantottina che cercava di unire rivoluzione politica e rivoluzione sessuale, come la più nota “Re nudo”. Ora è anche un film del sessantottino impenitente Tinto Brass; ed è interessante soprattutto perché mostra uno spostamento nell’ottica brassiana: è il film con cui Brass tende a spostarsi all’interno dei confini del porno.
Peraltro Tinto Brass ha sempre dichiarato che nel portare l’eros sullo schermo la vera differenza non è fra erotico e pornografico ma fra allegro e triste. “Fallo!” è un film allegro; ed è anche un film utopico, dove non esiste l’Aids, come non esiste la gelosia (l’adulterio non sortisce altro risultato che di far eccitare il coniuge). Interpretato in tono spesso naïf da attrici dilettanti/esordienti, il film è diviso in brevi racconti, come il peraltro superiore “Fermo posta Tinto Brass”. Tutti esili, ma alcuni sono graziosi, o spiritosi (la scena superkitsch dell’orgia di un gruppo di ferrovieri, in divisa delle FS!, con sul fondo la bandiera rossa con Che Guevara!). Uno è satirico (“Montaggio alternato”, ambientato addirittura alla Rai). Uno - assai brutto - è pesantemente grottesco, quello dei coniugi tedeschi. Il migliore s’intitola “Honni soit qui mal y pense”: è il più articolato e spiritoso, e anche quello la cui protagonista, Maruska Albertazzi, è miglior attrice. Il dialogo è consciamente spudorato, e il dialetto veneziano caro a Brass produce alcune battute “cult” (di fronte a una vistosa erezione: “Ostrega, Oscar, l’aria de Londra te ga fato ben!”). Non fa mai difetto la bravura tecnica di Brass, e in particolare quella sua inesauribile capacità di fotografare il corpo femminile in modo ammirato, vorrei dire pittorico, che lo segnala fra i registi non solo italiani.
Taluni racconti non sono che tenui pretesti per lo sguardo sul corpo - ma comunque racconti, magari ai minimi termini. Questo è il binomio brassiano: lo sguardo e il racconto. Per lui il corpo spiato è il corpo narrato. Brass è un libertino: non perderà mai un elemento intellettuale; il suo occhio passa per il cervello. E’ questo che gli permette di inserire senza stridore l’elemento citazionistico ed autocitazionistico: tutto quel bric-à-brac ritornante nel suo cinema di oggetti ed immagini, antiche foto e incisioni, e quello specchio ovale che compare in tutti i suoi film (e che, a somiglianza dello specchio del dr. Jekyll di cui parla Stevenson, ma più fortunato, “ha visto molte cose strane, signore”).
Parlavo sopra dei confini della libera repubblica del porno; ma bisogna precisare. Quali sono? Sono dei fattori - il fallo autentico in erezione, l’eiaculazione, il rapporto sessuale non simulato - che usualmente andavano assieme ma oggi tendono a separarsi, anche grazie a questo film. In “Fallo!” compare continuamente l’organo eponimo; c’è una eiaculazione, ma fintissima; manca la terza condizione, la più importante. Ovvero, se una volta il porno si giocava sull’opposizione “fallo vero o fallo finto”, oggi il discrimine è “farlo vero o farlo finto”. Dunque Brass è con un piede all’interno del porno e un piede fuori: “Fallo!” è un film di confine, non più soft, non ancora hard.
Però esiste un altro territorio del porno, che potremmo chiamare il corpo pornografico: ovvero, l’autenticità del corpo erotico. Non dimentichiamo che il porno è per definizione il sesso autentico sullo schermo. Tinto Brass pratica una sorta di neorealismo del corpo. Contrariamente all’illusione cinematografica del corpo perfetto (non occorre pensare al silicone, bastano l’illuminazione, la scelta dell’inquadratura e così via, fino alle “controfigure” dei dettagli fisici usate nel cinema americano), Brass fotografa quegli accenni di cellulite, quel po’ di pancia, i denti irregolari, quelli che la pubblicità chiama gli “inestetismi” vari - ovvero il corpo autentico. Film minore nella filmografia di Brass, anche per questo “Fallo!” contiene comunque il suo interesse.

(Il Nuovo FVG)

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