Hasan Hadi
Modesto
ma sincero, La torta del presidente
di Hasan Hadi (co-produzione
fra Iraq, Qatar e USA) racconta
l’avventura di due bambini (e un gallo) nella confusione di
una città irachena ai
tempi di Saddam Hussein. I
bombardamenti USA e l’embargo
hanno messo in ginocchio il
Paese (a
parte il discorso ricorrente dei prezzi, una sequenza è ambientata
in un ospedale dove non ci sono più medicinali); ma
la dittatura non molla
e Saddam pretende che in
tutto l’Iraq
si festeggi il suo compleanno con
una torta. Prepotenza su prepotenza, la famiglia che deve preparare
la torta per il festeggiamento della
scuola viene estratta a sorte, e tocca alla
poverissima Lamia, orfana,
che vive
con la nonna Bibi, malata di diabete, nel
paesaggio (in
sé nuovo e ricco
di fascino)
delle marshlands irachene, dove le capanne sono sull’acqua e
la gente si sposta in barca.
La
nonna mette in saccoccia qualche misera cosa da vendere e va con
Lamia – che si porta dietro il gallo cui è affezionata – in
città. In realtà, intende cedere la bambina a una famiglia amica
perché non ha più i mezzi per allevarla. Alla scoperta, Lamia
scappa via. Incontra il suo migliore amico, il ladruncolo Saeed,
venuto in città col padre e immediatamente finito nei guai; i due
girovagano per la città, ossessivamente tappezzata di immagini di
Saddam, mentre Lamia si ostina nella ricerca degli ingredienti.
Questo
tema della ricerca, che via via diventa multipla, è solo un filo
conduttore. Come nel cinema iraniano, che è un modello evidente, il
plot usa la peripezia individuale per condurci in un viaggio
illustrativo nel paese, una serie di “quadri” di situazioni e
svariati personaggi, buoni e cattivi ma tutti autentici, da un
angelico portalettere a un macellaio pedofilo. Ove come lontana
origine spunta il nostro De Sica.
(Messaggero
Veneto)

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