sabato 21 marzo 2026

La torta del presidente

Hasan Hadi

Modesto ma sincero, La torta del presidente di Hasan Hadi (co-produzione fra Iraq, Qatar e USA) racconta l’avventura di due bambini (e un gallo) nella confusione di una città irachena ai tempi di Saddam Hussein. I bombardamenti USA e l’embargo hanno messo in ginocchio il Paese (a parte il discorso ricorrente dei prezzi, una sequenza è ambientata in un ospedale dove non ci sono più medicinali); ma la dittatura non molla e Saddam pretende che in tutto l’Iraq si festeggi il suo compleanno con una torta. Prepotenza su prepotenza, la famiglia che deve preparare la torta per il festeggiamento della scuola viene estratta a sorte, e tocca alla poverissima Lamia, orfana, che vive con la nonna Bibi, malata di diabete, nel paesaggio (in sé nuovo e ricco di fascino) delle marshlands irachene, dove le capanne sono sull’acqua e la gente si sposta in barca.
La nonna mette in saccoccia qualche misera cosa da vendere e va con Lamia – che si porta dietro il gallo cui è affezionata – in città. In realtà, intende cedere la bambina a una famiglia amica perché non ha più i mezzi per allevarla. Alla scoperta, Lamia scappa via. Incontra il suo migliore amico, il ladruncolo Saeed, venuto in città col padre e immediatamente finito nei guai; i due girovagano per la città, ossessivamente tappezzata di immagini di Saddam, mentre Lamia si ostina nella ricerca degli ingredienti.
Questo tema della ricerca, che via via diventa multipla, è solo un filo conduttore. Come nel cinema iraniano, che è un modello evidente, il plot usa la peripezia individuale per condurci in un viaggio illustrativo nel paese, una serie di “quadri” di situazioni e svariati personaggi, buoni e cattivi ma tutti autentici, da un angelico portalettere a un macellaio pedofilo. Ove come lontana origine spunta il nostro De Sica.


(Messaggero Veneto)

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