Bobby e Peter Farrelly
Vedere “Tutti pazzi per Mary” di Bobby e Peter Farrelly è (diciamolo subito: nei momenti migliori) come salire su un ottovolante stregato. Si impenna e ci trascina, deliziati e strillanti, in grandi pagine eccessive, su per vertici di oltraggiosità.
Questa gustosa commedia potrebbe avere come sottotitolo “Tutto quello che avreste sempre voluto vedere sullo schermo e non avete mai osato chiedere”. Alcune scene di “Tutti pazzi per Mary” si situano molto in alto nella comicità cinematografica d’oggi per la loro radicalità fisica. Come hanno già svelato i giornali, riducendo contestualmente l’impatto della visione (anzi, se qualche fortunato lettore non li ha visti, è consigliato di abbandonare subito questa recensione), ci troverete il... uh... l’organo virile preso dentro nella zip, lo sperma scambiato da Cameron Diaz per gel per capelli, il cane drogato da Matt Dillon coi tranquillanti che entra in coma e lui è costretto a fargli prima la respirazione bocca a bocca, poi un elettroshock casalingo, finendo - udite, udite - coll’incendiargli la pancia! Scena appena appena meno “shocking”, più oltre nel film, lo stesso cane, stavolta drogato con gli eccitanti, attacca Ben Stiller dritto a quella benemerita parte anatomica maschile che, come si vede, è un bersaglio privilegiato del film. “Tutti pazzi per Mary” aggredisce alla pelle: in particolare la sequenza della zip è - almeno per i maschi - puro horror fisico.
In generale l’estremismo delle gags ricorda direttamente il primo Mel Brooks. Ogni volta che il film sembra volerci portare verso i reami della retorica rugiadosa (vedi all’inizio la scena del cavalluccio), poi scarta e ci rivela di averci voluti ingannare. Il grandissimo merito di “Tutti pazzi per Mary” è appunto quello di spezzare il dominio soffocante di quell’orrida cappa di piombo, vero monumento americano alla stupidità, che è il “politically correct”. Non c’è tabù cinematografico contemporaneo che i fratelli Farrelly non rompano: il sesso orale, l’handicap mentale e fisico (conoscendo l’America di oggi, ce ne voleva di coraggio!), i (finti) maltrattamenti agli animali, la decadenza del corpo vecchio (gli unici seni nudi - ma falsi - che vediamo nel film sono quelli terremotati dell’anziana amica di Mary; e restiamo delusi quanto Matt Dillon, che col binocolo stava spiando Cameron Diaz).
Tutto bene allora? Purtroppo no. Fondamentalmente il film consiste di due linee che s’intersecano e si fondono: il grottesco comico-demenziale e la commedia di questo gioco delle menzogne e degli equivoci, dove tutti sono innamorati di Mary, e dunque tutti, salvo Ben Stiller, compiono le peggiori nefandezze e raccontano le balle più estreme per conquistarla (alla base di tutto questo comico horror, dunque, c’è l’amore). Il punto è che, per sua natura, l’eccesso non può andare a singhiozzo. Il che in “Tutti pazzi per Mary” succede. Quella elettrica, feroce, demenziale energia esplosiva che scorre attraverso le migliori scene del film sembra attenuarsi, o addirittura latitare, in altre; sicché il film soffre di evidenti cali di ritmo, assume un che di sobbalzante. Era senz’altro più coerente e radicale, sempre dei fratelli Farrelly, il bellissimo “Scemo & + scemo”.
I titoli di coda di “Tutti pazzi per Mary”, misto di sequenze aggiuntive e/o musicali, sono tali da farci pensare che il film sarebbe stato ancora migliore se al racconto comico-demenziale fosse stata sottesa una struttura di musical. In fin dei conti le canzoni all’interno del film (il loro doppiaggio in italiano, probabilmente inevitabile vista la struttura, non è comunque entusiasmante) già si ponevano su questa strada. In ogni modo, gustiamoci pure “Tutti pazzi per Mary” per quel che è; se non una delirante operina compiuta, almeno un film antologico di grandi scene estreme; e come tale, non andrà dimenticato.
(Il Nuovo FVG)
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