Dani Levy
La Germania è a pezzi e dopo le sconfitte subite Hitler è entrato in depressione, e non vuole fare il grande discorso di capodanno 1945, sul quale Goebbels conta per rianimare i tedeschi. Così Goebbels tira fuori dal campo di concentramento, per fargli fare da insegnante di oratoria al Führer, il famoso attore ebreo Adolf Israel Grünbaum, che aveva già fatto questo lavoro con Hitler prima della conquista del potere. Grünbaum accetta in cambio di ambigue promesse di liberazione, e durante l’opera si accorge che alla base della psicopatia di Hitler sta l’infanzia infelice in cui veniva picchiato dal padre sadico.
La commedia di Dani Levy “Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler” ha sollevato gran discussione (più in Germania che in Italia) se sia lecito ridere su Hitler e il nazismo. In realtà, di commedie su Hitler il cinema non è ignaro. A parte l’esempio paradigmatico di Chaplin (“Il grande dittatore”), c’è stato il sommo Lubitsch di “To Be or Not to Be” (“Vogliamo vivere”), poi rifatto in un dignitoso remake (“Essere o non essere”) da quel Mel Brooks che aveva già sbertucciato il Führer nell’eccellente “Per favore non toccate le vecchiette”; e in Italia abbiamo Benigni con “La vita è bella”, che è il suo film migliore (ma nessuno cita mai il bellissimo “Zio Adolfo in arte Führer” di Castellano e Pipolo!). Discutiamone pure; ma farlo a proposito del film di Levy significa in qualche modo mettere il carretto avanti ai buoi: perché “Mein Führer” è una commedia che non fa ridere.
Il regista-sceneggiatore ha dichiarato di aver voluto mantenere l’elemento tragico, ma v’è un solo momento in cui ciò si avvera sullo schermo: all’inizio, quando Grünbaum (Ulrich Mühe, il grande attore de “La vita degli altri”, immaturamente scomparso quest’anno) compare nudo, il corpo segnato dai maltrattamenti, sotto la doccia del campo di concentramento - ed è sollevato che sia davvero acqua. Per il resto, il film si svolge nella piattezza di una commedia che non solo non raggiunge il tragico ma non riesce neppure a liberarsi come comico. Gli è che, come mostra il suo film precedente “Zucker!... Come diventare ebreo in 7 giorni”, Dani Levy ha un mezzo talento incostante e incerto. C’è sempre nel suo cinema un che di macchinoso - quasi che dicesse “Tenetevi forte che adesso vi faccio ridere” - ed irrisolto.
Un esempio è la scena in cui due gruppi di nazisti si fronteggiano su una strada, uno per riportare Grünbaum al campo di concentramento e uno per riportarlo a Berlino, litigano a pistole spianate sui moduli necessari (la mania del Terzo Reich per la burocrazia) e manco si accorgono che due aerei nemici scendono in picchiata per mitragliarli. Una messa in scena molto congegnata - ma l’effetto comico (tempi! azioni! regia!) non scatta mai. Pure le scene familiari fra Grünbaum, sua moglie (Adriana Altaras) e i figli sono piatte (con questo materiale incandescente!), con momenti francamente imbarazzanti: come quando Hitler in crisi, in camicia da notte, si corica in mezzo ai due ebrei nel loro letto cercando calore umano, la moglie prima lo accoglie, poi tenta di soffocarlo con un cuscino (la scena fallisce perché Dani Levy non ha la minima idea dei tempi comici), e il marito le fa un fervorino pacifista.
La commedia storica che mette in scena Goebbels, Himmler e Speer è corretta ma mai divertente; come non fa ridere Hitler (il pur bravo Helge Schneider), neppure quando fa il bagno con la nave da guerra giocattolo oppure a quattro zampe abbaia come un cane. Probabilmente Levy, spaventato dalla sua stessa audacia, ha moderato temendo di cadere nella farsa. Il dramma di questo regista è che manca totalmente della leggerezza di un Lubisch - né d’altro canto ha il coraggio di raggiungere la pesantezza grassa della commediaccia teutonica stile “Alle dame del castello piace molto fare quello” o, per citare un esempio recente, “Maial Zombie”. E visto che la leggerezza uno non se la può dare, forse solo la farsa alla Mel Brooks avrebbe potuto dare carnalità a questo film esangue e dimenticabile.
(Il Nuovo FVG)
venerdì 4 gennaio 2008
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