Aldo, Giovanni, Giacomo e Massimo Venier
Magari avrà diecimila e un difetto “Chiedimi se sono felice”, il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo più Massimo Venier (in realtà sono molti di meno, specie se lo si paragona a recenti delusioni più paludate sul piano registico, come per esempio il fiacco “L’erba di Grace”). Una cosa però è certa: segna un’evoluzione del trio sul piano cinematografico un’evoluzione effettiva e non soltanto nelle intenzioni (perché anche “Così è la vita” era più ambizioso rispetto a “Tre uomini e una gamba”, ma i due film restavano indubitabilmente gemelli). Beninteso, Aldo, Giovanni e Giacomo batterebbero il record di incassi anche se portassero sugli schermi la loro lista della spesa (farò arrabbiare molta gente se dichiaro che coi due film precedenti ci sono andati vicino?). Finora però si erano semplicemente filmati; stavolta hanno fatto del cinema.
Non dico solo sul piano del linguaggio, dove si sente - nel presente film - addirittura una voglia di sottolinearsi in quanto lavoro cinematografico: è una pioggia di movimenti di macchina e di inquadrature espressive, in confronto alla piattezza linguistica di “Tre uomini e una gamba”. Ma soprattutto “Chiedimi se sono felice” è un racconto, mentre ambedue i film precedenti non erano che un canovaccio sul quale si disponevano le gags del trio. Certo anche questo è un “vehicle”, è pensato e tarato per loro ed è interamente al loro servizio; in particolare Aldo vi gioca un ruolo centrale, è una sorta di motore attorno al quale ruotano gli altri. Però questa storia dell’amicizia, poi rotta, fra i tre (che sbarcano il lunario con lavori, come dire, sub-attoriali: Aldo fa la comparsa all’opera, Giacomo è doppiatore di colpi di tosse per il cinema, Giovanni col viso tinto di bianco fa la statua vivente ai grandi magazzini) è, alfine, una storia coerente e strutturata. Anche la divisione della narrazione in due linee temporali - il presente del viaggio di Giovanni e Giacomo per visitare Aldo moribondo in Sicilia, il passato del flashback sulla loro rottura - non solo introduce un elemento di curiosità, quasi di suspense, nello svolgimento, ma soprattutto dà un’articolazione al racconto.
I tre tirano fuori addirittura un momento di ottimo cinema nella scena muta - muta perché la vediamo dall’altro lato della vetrina, come se fossimo passanti - in cui Giovanni ai grandi magazzini, irrigidito per obbligo contrattuale nella sua immobilità di statua, deve ascoltare il discorso con cui la donna amata lo pianta. Dove non è tanto la situazione quanto il modo breve, distaccato e per così dire concentrato della scena a farne la bellezza. E nel finale (che qui non occorre rivelare) è assai grazioso e convincente il richiamo non solo all’esperienza di finzione del cinema stesso ma anche, mi pare, alla natura teatrale dell’esperienza comica del trio.
Il film si raccomanda per un buon uso dei volti, fra i quali sono da ricordare Silvana Fallissi, Antonio Catania e anche Augusto Zucchi in una caratterizzazione misurata e quasi agghiacciante di capocommesso cattivo. Quanto a Marina Massironi, la musa dei film del trio, che dire? Non è convincente in questo film, non lo era nei due precedenti. Ma i tre le vogliono bene ed evidentemente non concepiscono un loro film senza di lei per coprotagonista.
I difetti ci sono, come no. Una certa discontinuità (va bene visualizzare le metafore, ma se lo si fa una volta sola in tutto il film, resta un po’ per aria); alcune cadute di ritmo; soprattutto un uso eccessivo della voce narrante off - per fortuna, almeno, Aldo nel testo ci scherza sopra - che poi è inutile: bastava tenerla all’inizio. In verità, la voce off dovrebbe essere vietata per legge, nel cinema italiano.
Ma sono rilievi minori rispetto al fatto che “Chiedimi se sono felice” segna una vera evoluzione nel cinema dei tre. Se tanto ci dà tanto, il prossimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo potrebbe anche essere finalmente il grande film comico che abbiamo il diritto di attenderci dalla loro bravura.
(Il Nuovo FVG)
venerdì 4 gennaio 2008
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