David Cronenberg
Era destino che il profeta della “nuova carne” dovesse incontrarsi col romanzo di James G. Ballard “Crash”, del 1973, che pare scritto apposta per lui. Ed ecco il “Crash” di David Cronenberg, un'estrema velenosa fantasia sulla trasposizione dell'erotismo, in cui il protagonista (che si chiama James G. Ballard), perversamente guidato dal suo sodale Vaughan, si perde con la sua donna nell'estasi del crash, l'eros dello scontro automobilistico, in un percorso mentale illuminato dalle icone pop della morte in auto, James Dean, Jayne Mansfield, anche J.F. Kennedy (dice Vaughan: la sessualità di tutti coloro che sono morti in questo modo si libera nel grande orgasmo del crash). In riprese ora di gelida e distaccata bellezza, ora di desolato squallore, Cronenberg incrocia le immagini del sesso e del trauma, il corpo e il disastro. “Fa male a vedersi”: come tutto il cinema di Cronenberg, cinema di una lucidità accecante e di una radicalità che sconvolge.
Orgasmo del crash. Per Cronenberg l'erotismo è creazione mentale, proiezione della fantasia (questo discorso entra in tutti i suoi film ma vi è specificamente dedicato “M. Butterfley”): potremmo dire che l'eros si imprime nei corpi come il messaggio di “Vidfeodrome” si incistava nella “nuova carne”. Dopo gli scontri i personaggi sono in uno stato soporoso a metà fra la droga e l'appagamento sessuale. Se possiamo azzardare un'ipotesi psicoanalitica, il loro erotismo si può accostare alla regressione orale: un eros che si esprime nella distruzione, con l'automobile che ti ingoia nella sua larga apertura piena di sporgenze impedienti, che ti tritura o ti risputa. In effetti il sesso diffuso in “Crash” è in larga misura pre-fallico. I personaggi sembrano preferire le mani e la bocca; il rapporto fallico appare come casuale, e in una scena (Ballard con Helen) viene significativamente interrotto.
L'eros dei corpi lacerati coincide con l'eros delle lamiere contorte, perché l'automobile non è più strumento ma protesi, prolunga dell'uomo. Fusione. “Crash” è un film pieno di automobili nude e di gambe meccaniche. Già all'inizio l'orribile apparecchio medico sulla gamba di Ballard dopo il primo incidente, con le sue spine che penetrano nella carne, concretizza il matrimonio della carne e del metallo, quell'uomo-macchina di cui più oltre nel film è figura il corpo deforme e robotico di Michelle. Uno dei fili che attraversano ossessivi il cinema di Cronenberg è la contaminazione fra l'organico e l'inorganico, fusione mostruosa (come mostruosi, e di crudele bellezza, sono gli “strumenti ginecologici per mutanti” dei gemelli Mantle in “Inseparabili”). Del resto il sesso fisico in questo film diabolicamente erotico ha sempre un che di meccanico. Già il primo incontro sessuale fra Ballard e Helen, imbragati nelle cinture di sicurezza, impacciati nelle scomodità complici dell'auto, ha il ritmo pompato, goffo e violento di un Ballet Mécanique. Nota l'osservazione di Helen che i rapporti sessuali in auto, in fondo, sono anch'essi incidenti stradali.
Nei loro corpi questi personaggi amano l'un l'altro i segni del crash. Il desiderio si esprime nei ghirigori di cicatrici, nelle devastazioni che lo scontro impone sulla carne. E' pensando alle cicatrici di Vaughan che Catherine esplode in un delirio erotico mentre fa l'amore con Ballard. In una delle scene più disturbanti del film, la lunga cicatrice sulla gamba esibita da Michelle ricorda esplicitamente la fessura vaginale (e Ballard lacera la calza e la lecca). “Crash” è tutto un accarezzare i corpi, belli in quanto segnati (anche di lividi: Catherine dopo l'amore con Vaughan). Sarebbe sciocco distinguere tra fantasia del personaggio o del regista:del regista: in Cronenberg non c'è soggettiva. Il suo cinema si contamina con la materia del racconto.
E' una profezia del nostro futuro “Crash”, questa simbiosi con la macchina, quest'estasi perversa? Osserva a un certo punto Vaughan: “Le profezie sono lacere, sporche”.
Il Friuli
venerdì 4 gennaio 2008
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