sabato 5 gennaio 2008

La maledizione della prima luna

Gore Verbinski

Una ragazzina, nella bellissima sequenza d’apertura de “La maledizione della prima luna”, canticchia una canzone di pirati, apparentemente sola e minuscola su un immenso veliero nella nebbia... Vien da pensare a Peter Pan e Wendy - e il film di Gore Verbinski è appunto una rivendicazione del potere della fantasia, un rito di passaggio dalla mediocrità quotidiana alla libertà dell’avventura e del sogno. E’ rilevante che la sequenza d’apertura si concluda con un risveglio dal sogno/flashback, col che compare ai nostri occhi la protagonista adulta: dunque un risveglio e un’ellissi nello stesso tempo; ma quanto segue nel film sarà proprio il riapparire di quegli antichi fantasmi. Il reale si rifonda nel sogno.
“La maledizione della prima luna” è il miglior film di pirati degli ultimi anni. E’ anche l’unico, naturalmente, il che abbassa un po’ il record; ma è assai bello davvero. Gli ultimi “pirate movies” erano stati il nobile fallimento di Roman Polanski “Pirati” (un progetto cullato per anni, sicché lo humour grottesco polanskiano si era stemperato e indebolito nell’attesa) e il gustosissimo “Corsari” di Renny Harlin (un divertimento adrenalinico giocato sul rovesciamento dei ruoli, con la piratessa protagonista che picchia come un uomo e protegge il biondino amato): due grossi flop al botteghino. Per fortuna “La maledizione” (tratto da un’attrazione di un parco di divertimenti Disney, ossia in pratica da una figura!) ha successo, e chissà che non rivitalizzi il genere.
Senza addentrarci in un discorso sulla letteratura (ricordo solo che anche in Stevenson l’avventura piratesca ha a che fare col delirio), il cinema di pirati ha sempre sfruttato largamente il barocchismo visuale che già apparteneva al fatto storico, o meglio alla leggenda coeva alimentata dai pirati stessi (Barbanera che andava all’assalto con micce accese infilate sotto il cappello, terrorizzando gli avversari). L’elemento barocco, il substrato delirante della pirateria, Gore Verbinski lo sfrutta benissimo: vedi il grande Johnny Depp - treccine, occhi bistrati e unghie a lutto - che disegna un altro ritratto memorabile nella sua galleria di figure stralunate, o il capitano Barbossa (un ottimo Geoffrey Rush) con la sua ciurma piratesca di morti viventi. “La maledizione” sposa assai bene pirati e horror (un mix non inedito! Al lettore curioso piacerà un eccellente romanzo recente, “Mari stregati” di Tim Powers, Fanucci, che meriterebbe una trascrizione cinematografica). Ma il film, scritto dagli sceneggiatori di “Shrek”, è altresì pieno di piacevole umorismo: il riferimento più pertinente in questo senso è “Il corsaro dell’isola verde” di Robert Siodmak con Burt Lancaster (1951).
Gore Verbinski è un regista che chi ama il cinema segue con interesse e adesione fin dai tempi di “Un topolino sotto sfratto”, e che non ha mai sbagliato un film, dallo spiritoso e sottovalutato “The Mexican” al notevole horror “The Ring”, bel remake hollywoodiano dell’originale giapponese. Nella “Maledizione” Verbinski mostra un ottimo senso dello spazio (lo stesso che rendeva così forte la sequenza più paurosa di “Ring”, quella del cavallo impazzito). Magnifica la sua resa cinematografica delle grandi navi; e poiché la macchina da presa si avventura anche sott’acqua (la dimensione subacquea è importante in questo film, dove si cammina anche sul fondo!), da segnalare un’inquadratura stupenda che “guardando” dal fondale in su mostra dal basso la chiglia della nave che si fa strada perigliosamente fra i relitti.
Un film tutto di ingabbiamenti e liberazioni, piani e contropiani, tradimenti e falsi tradimenti, di rovesciamenti, dove niente è stabile (men che mai i pirati, che sembrano vivi e sotto la luna si rivelano scheletri) e dove la morale ha più d’una dimensione, approdando al concetto che vince chi è onesto, determinato e anche un po’ figlio di puttana. Non puoi essere un vero uomo per bene se non sei un po’ pirata. E questo vuol dire anche: non hai i piedi sulla terra se non partecipi al sogno.

(Il Nuovo FVG)

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